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L’OBESITA’ E IL TRATTAMENTO IN PSICOTERAPIA

Posted on 05-08-2019 , by: Fernanda Cafarelli , in , 0 Comments

L’obesità e il sovrappeso sono definiti dall’ Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) come le condizioni di eccesso di grasso corporeo che possono nuocere alla salute.

Secondo il manuale dei disturbi psichiatrici più accreditato, versione V DSM l’obesità invece non rientra nel novero delle malattie psichiatriche. Altresì viene contemplata la categoria del feeding and eating disorders.

I criteri diagnostici che troviamo sono forniti per pica, disturbo della ruminazione, disturbo da assunzione di cibo evitante / restrittivo, anoressia nervosa, bulimia nervosa e disturbo da alimentazione incontrollata.

L’ obesità è in disturbo che colpisce 600 milioni di adulti e 41 milioni di bambini in tutto il mondo, stante ai dati forniti dal Ministero della Salute.

Tale dato è in linea crescente dal 2014 al 2019. Tutti gli studi sull’obesità riportano comunque una possibile copresenza nell’ individuo di ulteriori patologie sia organiche cioè di spettro endocrinologico, psicofisiologico, ereditario, ecc… sia psicologiche.

Tutte le teorie che spiegano scientificamente questa condizione sono concordi nel ritenere che lo stile di vita disfunzionale, lo stress, il cattivo rapporto con il cibo, varie problematiche psicologiche, il disagio emozionale, e il discontrollo degli impulsi favoriscono la cronicizzazione dell’aumento di peso. Quando l’obesità raggiunge determinati livelli di gravità, si ricorre alla chirurgia secondo un approccio integrato dove è indispensabile un sostegno psicoterapeutico individuale e di gruppo, successivo ad una accurata anamnesi e altrettanto accurata diagnosi in quanto ogni individuo riflette un percorso di vita diverso dall’ altro.

Tale intervento comporta un cambiamento elevato e repentino dell’immagine corporea, del modo in cui ci percepiscono gli altri, il modo in cui ci percepiamo e una serie di notevoli cambiamenti fisici che non possono essere gestiti autonomamente senza il supporto di uno specialista, comunque con un alto rischio di recidive.

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Da Umberto Galimberti,  sull’obesità , Feltrinelli editore: “la caramella ..pratica arcaica a cui ci aveva abituato la nostra mamma che ci offriva il seno o il biberon non solo quando avevamo fame, ma anche quando ci sentivamo male, o volevamo giocare, o avevamo bisogno di scambi e di contatti. Le caramelle sono una panacea universale per soddisfare tutti i bisogni, fame, tensione, depressione, collera…”

Il trattamento psicoterapeutico individuale è sostanzialmente di due tipologie e scuole di pensiero. Può essere uno strumento preliminare ad una eventuale trattamento medico, come pure un supporto successivo al trattamento.

La scuola di pensiero più indicata per la cura e il trattamento dei disturbi del comportamento alimentare, principalmente anoressia nervosa, bulimia nervosa, being eating disorders, le abbuffate compulsive e quant’altro è il modello cognitivo comportamentale.

La TCC elettivamente adotta un sistema di focalizzazione e attenzione consapevole sugli atteggiamenti e comportamenti patologici del mangiare.

La critica che principalmente viene mossa al metodo cognitivo comportamentale è che esso non si farebbe carico degli aspetti emozionali profondi dell’Io e dei conflitti intrapsichici. In realtà non è propriamente esatto in quanto attraverso tecniche specifiche come l’auto monitoraggio, la rieducazione ad una alimentazione sana, l’educazione regolare a dei ritmi nel assunzione del pasto, la correzione dell’ossessività del controllo del peso e così via, è possibile aiutare il paziente a gestire le emozioni negative che influenzano l’assunzione del cibo.

L’ altra scuola di pensiero sul trattamento dell’obesità la ritroviamo nella psicoterapia psicodinamica individuale.

In questo seconda linea di pensiero di studi viene focalizzata l’attenzione sulle componenti emotive profonde che spingono l’individuo a investire sul cibo una soddisfazione orale e una grande valenza di autogratificazione per diversi impulsi psicologici dall’ ossessione all’ avidità incontrollata. Tale terapia individuale mina alle cause che spingono una persona ad abusare della propria salute al fine di riportare l’individuo stesso ad un nuovo equilibrio fra le pressioni dell’ambiente esterno e le sue vere aspirazioni.

La psicoterapia familiare non da ultima considera il sintomo del sovrappeso e dell’obesità come un sintomo utile a mantenere nella famiglia di origine ed allargata una omeostasi. Una visione tale per cui l’atro “esterno” viene considerato come una minaccia, un pericolo.

In questa costellazione familiare l’autonomia dei figli e una loro reale dipartita dal nucleo è temuta; sono famiglie tipicamente in cui tutte le transizioni educative ed affettive passano attraverso l’organizzazione dei pasti dalla prima mattina sino alla sera.

In conclusione la cura definitiva del sovrappeso elevato e dell’obesità richiede non solo la spinta motivazionale e l’adesione del paziente al percorso di cure, ma l’intervento di una equipe specialistica di medici, nutrizionista, psicologo.

Laddove è possibile si cerca di creare un clima di aiuto e sostegno anche in famiglia.